Aterosclerosi silenziosa: sintomi, diagnosi precoce e TAC coronarica

Aterosclerosi silenziosa: sintomi, diagnosi precoce e TAC coronarica

L’aterosclerosi silenziosa è la formazione di placche nelle arterie coronarie che, per anni, non provoca alcun sintomo: chi ne soffre si sente bene, spesso ha valori di colesterolo o pressione solo lievemente alterati, eppure la malattia è già presente e in evoluzione. Proprio per questo, nella pratica clinica, il primo “segnale” di una malattia coronarica può essere, purtroppo, un infarto: la letteratura scientifica indica che una sindrome coronarica acuta, o addirittura la morte cardiaca improvvisa, può rappresentare la prima manifestazione clinica fino a circa la metà dei casi.

La buona notizia è che oggi la cardiologia dispone di strumenti sempre più affidabili per individuare l’aterosclerosi silenziosa prima che diventi ischemia, spostando l’attenzione dalla diagnosi dei sintomi alla diagnosi precoce del rischio. In questo articolo vediamo come funzionano la TAC coronarica, il punteggio di calcio e i principali biomarcatori del sangue, con i relativi studi scientifici di riferimento.

Che cos’è l’aterosclerosi silenziosa

Si parla di aterosclerosi “subclinica” o silenziosa quando le placche si depositano nelle pareti delle arterie coronarie senza provocare ancora una vera e propria ostruzione al flusso di sangue, e quindi senza generare i sintomi tipici come il dolore toracico da sforzo. Per questo motivo, chi ne è colpito può non rientrare nelle categorie di rischio “alto” secondo i tradizionali calcolatori di rischio cardiovascolare, pur avendo già una malattia coronarica in corso.

TAC coronarica e punteggio di calcio: come si individua l’aterosclerosi

Lo strumento oggi più studiato per la diagnosi precoce dell’aterosclerosi è la tomografia computerizzata (TAC) coronarica, in particolare attraverso il cosiddetto punteggio di calcio coronarico (Coronary Artery Calcium Score, o CAC). È un esame non invasivo, senza mezzo di contrasto, che misura la quantità di calcio presente nelle placche: più calcio è presente, maggiore è, in genere, il carico di malattia.

Cosa dice lo studio MESA

Il grande studio americano MESA (Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis), che ha seguito migliaia di adulti per un decennio, ha dimostrato che il punteggio di calcio coronarico predice in modo robusto gli eventi cardiovascolari a 10 anni e migliora la riclassificazione del rischio rispetto ai soli fattori di rischio tradizionali, identificando anche i soggetti a rischio molto basso, quelli cioè con un punteggio pari a zero.

Il trial EISNER: conoscere il rischio cambia i comportamenti

Non si tratta solo di un esame diagnostico: conoscere il proprio punteggio di calcio può anche cambiare i comportamenti. Lo storico trial randomizzato EISNER, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, ha mostrato che comunicare ai pazienti asintomatici il risultato dello screening con CAC porta a un miglioramento dei fattori di rischio cardiovascolare e a un uso più mirato degli esami successivi.

Le nuove linee guida 2025 dell’American Heart Association

Un’ulteriore conferma arriva da un documento scientifico ufficiale pubblicato nel 2025 dall’American Heart Association su Circulation, dedicato alla “rilevazione opportunistica” del calcio coronarico: ogni anno vengono eseguite circa 19 milioni di TAC del torace non cardiache (ad esempio per motivi polmonari), e refertare la presenza di calcio coronarico già visibile in questi esami consente di migliorare la stratificazione del rischio cardiovascolare senza alcuna esposizione radiologica aggiuntiva.

I biomarcatori del sangue: infiammazione, colesterolo e Lp(a)

Accanto all’imaging, un secondo fronte della diagnosi precoce riguarda alcuni esami del sangue che, se interpretati insieme, offrono un quadro di rischio molto più completo del solo colesterolo totale.

Lo studio su 28.000 donne pubblicato sul New England Journal of Medicine

Uno studio di riferimento, pubblicato nel 2024 sul New England Journal of Medicine dal gruppo di Paul Ridker (Brigham and Women’s Hospital, Boston), ha seguito quasi 28.000 donne americane inizialmente sane per 30 anni, misurando all’inizio dello studio tre parametri:

  • la proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP), marcatore di infiammazione vascolare;
  • il colesterolo LDL (“cattivo”);
  • la lipoproteina(a), o Lp(a), una frazione lipidica determinata geneticamente.

Ciascuno di questi tre valori, misurato una sola volta all’inizio dello studio, si è dimostrato in grado di predire in modo indipendente il rischio di infarto, ictus o morte cardiovascolare anche a distanza di trent’anni; e quando i tre marcatori venivano considerati insieme, la capacità di distinguere i soggetti a rischio più alto da quelli a rischio più basso diventava ancora maggiore.

Perché la lipoproteina(a) andrebbe misurata almeno una volta nella vita

A differenza del colesterolo LDL, i livelli di lipoproteina(a) sono determinati quasi esclusivamente dalla genetica e restano stabili per tutta la vita, indipendentemente dalla dieta o dallo stile di vita. Per questo una revisione pubblicata nel 2024 su The Lancet dai ricercatori danesi Børge Nordestgaard e Anne Langsted sottolinea come le più recenti linee guida raccomandino di misurare la Lp(a) almeno una volta nella vita adulta, per identificare i soggetti che, pur avendo un colesterolo LDL nella norma, portano comunque un rischio cardiovascolare aggiuntivo di origine genetica.

Chi dovrebbe valutare questi esami

Questi strumenti diventano particolarmente utili per chi si trova in una “zona grigia” di rischio: persone con familiarità per infarto o ictus precoce, fumatori o ex fumatori, chi ha valori di colesterolo o pressione borderline, oppure chi semplicemente vuole avere un quadro più preciso del proprio stato cardiovascolare prima che compaia un sintomo. In questi casi, un colloquio con il cardiologo può aiutare a capire se approfondire con un dosaggio di Lp(a) e hs-CRP, e se la TAC coronarica con punteggio di calcio possa aggiungere informazioni realmente utili al proprio percorso di prevenzione.

Domande frequenti

Chi dovrebbe fare una TAC coronarica per lo screening del rischio?2026-09-21T09:02:57+02:00

È indicata soprattutto per chi ha un rischio cardiovascolare intermedio o una “zona grigia” di rischio: familiarità per eventi cardiaci precoci, fumo, valori borderline di colesterolo o pressione. La decisione va sempre presa insieme al cardiologo.

Cos’è la lipoproteina(a) e perché è importante misurarla?2026-09-18T12:58:40+02:00

La lipoproteina(a), o Lp(a), è una frazione lipidica determinata geneticamente e stabile per tutta la vita. Livelli elevati aumentano il rischio cardiovascolare indipendentemente dal colesterolo LDL, per questo le linee guida più recenti ne raccomandano il dosaggio almeno una volta nella vita adulta.

Cos’è il punteggio di calcio coronarico (CAC)?2026-09-18T12:57:17+02:00

È un valore ottenuto con una TAC coronarica senza mezzo di contrasto che misura la quantità di calcio nelle placche aterosclerotiche delle coronarie: più è alto, maggiore è, in genere, il carico di malattia e il rischio cardiovascolare.

L’aterosclerosi silenziosa dà sintomi?2026-09-18T12:55:13+02:00

No, per definizione l’aterosclerosi silenziosa non provoca sintomi evidenti: le placche si formano nelle arterie coronarie senza causare dolore toracico o mancanza di respiro, ed è per questo che può restare a lungo non diagnosticata.

Cosa è importante tenere a mente per l’aterosclerosi

Aspettare la comparsa di un sintomo per pensare al cuore è spesso una strategia già in ritardo. La cardiologia del 2026 sta imparando sempre di più ad ascoltare i segnali silenziosi che il cuore manda molto prima che il problema si manifesti: la diagnosi precoce dell’aterosclerosi, attraverso TAC coronarica ed esami del sangue mirati, è oggi uno degli strumenti più concreti di prevenzione cardiovascolare.

Fonti scientifiche

  1. Budoff MJ, Young R, Burke G, et al. Ten-year association of coronary artery calcium with atherosclerotic cardiovascular disease (ASCVD) events: the Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis (MESA). Eur Heart J. 2018;39(25):2401–2408. DOI: 1093/eurheartj/ehy217
  2. Rozanski A, Gransar H, Shaw LJ, et al. Impact of coronary artery calcium scanning on coronary risk factors and downstream testing: the EISNER prospective randomized trial. J Am Coll Cardiol. 2011;57(15):1622–1632. DOI: 1016/j.jacc.2011.01.019
  3. American Heart Association. Opportunistic Detection of Coronary Artery Calcium on Noncardiac Chest Computed Tomography: An Emerging Tool for Cardiovascular Disease Prevention – Scientific Statement. Circulation. 2025. DOI: 1161/CIR.0000000000001382
  4. Ridker PM, Moorthy MV, Cook NR, Rifai N, Lee IM, Buring JE. Inflammation, Cholesterol, Lipoprotein(a), and 30-Year Cardiovascular Outcomes in Women. N Engl J Med. 2024;391:2087–2097. DOI: 1056/NEJMoa2405182
  5. Nordestgaard BG, Langsted A. Lipoprotein(a) and cardiovascular disease. Lancet. 2024;404(10459):1255–1264.

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